Encomiabili colleghi...

PER I CONSUMATORI UNA SVOLTA A DESTRA NON IDEOLOGICA
Prezzo della benzina alle stelle. C’è chi cerca alternative per non rimanere strozzato.
La soluzione?
Quella di Tom Dowdy, il geniale ingegnere della UPS, l’azienda di spedizioni americana,.
Un’idea semplicissima, che ha fatto risparmiare nel 2007 alla UPS 15 milioni di $.
Per risparmiare tempo, motori, gomme e benzina basta guidare girando solo a destra agli incroci.
Sono stati riprogettati gli itinerari delle spedizioni in tutti gli Stati USA.
Per il 2008 la UPS prevede un risparmio complessivo di 500 milioni di $ grazie alle mappe destrorse.
“Una svolta a destra – non ideologica – invece che nella direzione opposta, non solo prevede una traiettoria più corta, fa risparmiare il tempo di attesa agli incroci, quindi benzina, oltre a evitare tutti gli incidenti causati dal traffico in arrivo dalla direzione opposta”.
Certo, c’è bisogno di navigatori satellitari programmati per favorire la svolta a destra: la UPS li ha installati.
Sembra che già svariati siti Internet si preparino ad offrire anche agli automobilisti mappe stradali con la stessa alternativa: TURN RIGHT.
Non centra la politica, centra la convenienza: Professional Consumer all’erta!
Eggià se la vita dei consumatori, magari automobilisti, è spesa a fare la spesa che sia almeno conveniente farlo.
Con mappe che individuano i percorsi migliori per arrivare a tutti i centri commerciali che espongono promozioni, con tutte le carte fedeltà in mio possesso e un software che selezioni per segmento le offerte migliori, si stila un percorso di spesa ottimale: BOOM !!!
Ottimizzo l’uso del tempo, con traiettorie corte riduco l’ usura dell’auto, limito il consumo, abbasso il rischio di incidenti; con percorsi “ad hoc”intercetto i fidelizzatori ad uno ad uno li fidelizzo acquisto al meglio.
Et voilà coniugare agire, spesa e convenienza si può.
Per farlo occorre sagacia professionale?
Tom ne sa una più del diavolo: non perdiamolo di vista.
Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org
categoria : economia, societĂ , professiona consumer, la vita spesa a fare la spesa, fidelizzare, fai notizia

Ecco in bella mostra una mirabile sintesi degli acciacchi dei Consumatori che emerge dall’indagine ADOC sui consumi alimentari delle famiglie italiane.
Lo spreco annuo di 561 euro è solo la punta dell’iceberg. Sotto il pelo dell’acqua si mostra in maniera inequivoca la condizione di squilibrio che agita gli attori del mercato.
C’è un eccesso di acquisto: 39%.
Del tutto ovvia la quantità di prodotti scaduti o andati a male: 24%.
Gli acquisti non necessari: 7%.
Quelli acquistati e non graditi: 9%.
Quelli acquistati perché raccomandati con promozioni calibrate: 21%.
Il nostro dilettantismo insomma mette le pezze a un eccesso di offerta; ubbidisce ai diktat di una domanda gestita dagli stessi offerenti.
Per tenere in equilibrio il sistema produttivo ingrassiamo, mangiamo troppo, sprechiamo e smaltiamo montagne di rifiuti; spendiamo oltre il dovuto con redditi insufficienti, risparmio al lumicino, debito: un mare di diseconomie che rischiano di affondare gli equilibri del sistema.
Per i produttori e i loro accoliti cotanta prodigalità invece: una pacchia, per l’ambiente uno stress, per le relazioni umane poi, beh… fate voi.
Nelle more di questa conclamata inettitudine però si scorgono due corpose opportunità per uscire dalle secche, dare agio alle nostre convenienze e un equilibrio sostenibile al meccanismo produttivo.
Eggià perché proprio a fronte di cotanti eccessi si rende evidente che hanno più bisogno i produttori di vendere che noi di acquistare e noi, affrancati dal bisogno e con la pancia piena, possiamo recuperare capacità di azione sul mercato.
Cifre alla mano, armati di questa consapevolezza e di una più definita responsabilità, possiamo ridurre i motivi dello spreco.
Facciamo quattro conti: affrancati dal bisogno si fa a modo nostro.
Possiamo azzerare l’acquisto di prodotti non necessari: - 7%.
Le novità, per essere incognite, costano troppo: - 9%.
Se siamo poi in grado di restituire dignità all’atto, misura all’agire, valore al denaro l’acquisto potrà tornare provvido alla bisogna: - 39%.
Senza eccessi non dovremo scartare prodotti scaduti o andati a male: - 24%.
Ci siamo quasi. C’è in ballo un 21% di acquisti promozionali: quelli del 3 x 2 o giù di lì.
Beh, se c’è un eccesso di offerta il vantaggio è nostro; le promozioni le facciamo noi. Altro che 3 x 2.
5 x 2 o forse 7 x 2. Spendiamo così questo vantaggio.
Acquisteremo in 5 o in 7 però, onde evitare pericolosi accumuli e ottenere risparmi.
I produttori non potranno sottrarsi.
Ben oltre il 21% … chessò facciamo il 30%.
-7 -9 -24 -39 -30 = 109% = € 611,50
Si possono insomma recuperare le nostre inefficienze magari con qualche spicciolo in più.
Che nessuno si azzardi a definire questo un fare risparmioso perché nel buttare i 561 euro abbiamo dato in uso gratuito le nostre prerogative: im-perizia, tempo, svagata attenzione, dis-informazione. Recuperate invece al nostro conforto e impiegate per l’azione attiva dispongono un esercizio che non è pleonastico definire LAVORO.
Il ricavo economico diventa un REDDITO allora, altro che risparmio: ficchiamocelo bene in testa, tanto per rifocillare pure il nostro orgoglio.
Mauro Artibani
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La vita spesa a fare la spesa?
Per i consumatori dilettanti un destino cinico e baro, per i Professional Consumer un’opportunità.
Io faccio cosi: prediligo la “filiera corta”; vado dal produttore con i gruppi di acquisto, faccio massa critica, contratto il prezzo e la qualità dei prodotti.
Quando invece faccio acquisti da solo non ho affiliazioni di sorta; vado dove rintraccio convenienze.
Sono in possesso dell’intera collezione delle carte fedeltà, porto con me un software di selezione ed un navigatore satellitare che consentono di intercettare le offerte nei luoghi dove sono esposte: l’acquisto è mirato. Così fidelizzo i fidelizzatori e ottengo utili.
Vado per la mia strada. L’incontro in un supermercato tra me, Professional Consumer, e un consumatore dilettante avrebbe, insomma, il concorso dell’occasionalità: un pizzico di orgoglio nel fare la spesa non guasta.
Ad esser pignoli bandisco le primizie, i prodotti vestiti con packaging smisurati e costosi, controllo le date di scadenza.
Sono prodigo verso l’offerta sovrabbondante, avaro verso quella esigua.
Metto in campo al meglio la gestione del TEMPO degli acquisti, uso l’ATTENZIONE con sobrietà, millanto FIDUCIA, espongo PERIZIA.
Lei mi chiedeva delle differenze nella spesa. Beh, ad occhio e croce, il dilettante avrà il carrello stracolmo di ACQUISTI, il mio colmo di DOMANDA, un modo per condizionare l’OFFERTA e determinare il prezzo più basso.
Lui, se accorto, potrà - mediante le promozioni – aver ottenuto RISPARMI.
Le convenienze da me intercettate con il lavoro messo in campo avranno invece prodotto REDDITO. Reddito da Consumo, cos’altro sennò?
Mauro Artibani
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categoria : economia, societĂ , professiona consumer, reddito da consumo, la vita spesa a fare la spesa, occasioni di reddito, fidelizzare, fai notizia

Egregio professional Consumer,
ma con tutto questo parlare che si fa di limitatezza delle risorse, consumo consapevole, teorie economiche alternative(decrescita) non pensa che l’incitamento al consumo sia in controtendenza?
Non credo di poter essere annoverato tra quelli che incitano al consumo.
Dal momento però che a questo sistema economico non sembrano intravedersi alternative, perseguibili democraticamente, faccio di necessità virtù.
Se consumare si deve, recuperato alla pratica di un esercizio produttivo, consumare si può.
Raccogliendo le forze, le opportunità, le prerogative di ruolo, la capacità di azione si possono così mitigare gli eccessi, calibrare i gesti, estirpare vizi, esaltare virtù.
Il consumo, recuperato a pratica di lavoro, restituisce dignità all’atto, incentiva la responsabilità dell’azione.
Tutti possono dar manforte: quelli che predicano l’autoproduzione, lo scambio anche il baratto, pure quelli dell’ “usiamo l’usato”. In questi atti si intravedono i prodromi di una gestione attiva della domanda.
Un esempio? Le pratiche di acquisto condiviso, quelle dei GAS, le iniziative che vanno dal file-sharing al car-sharing pure il peer to peer mitigano l’eccesso acquisitivo; incentivano ad azioni solidali, possono mitigare gli impatti ambientali.
Non mi sembra poco.
Mauro Artibani
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La pratica del consumare dilettante si esaurisce nell’acquistare e consumare. Risultato: redditi insufficienti, risparmi allo stremo, debiti sopra il livello di guardia, sprechi ed una montagna di rifiuti.
Un’azione professionalmente adeguata deve invece poter rivendicare la produzione della DOMANDA come compito di istituto.
Il potere per farlo? Generare il 70% del PIL mediante gli atti di consumo accredita la nostra rivendicazione. Se non bastasse lo squilibrio tra domanda e offerta rende evidente la nostra forza: hanno più bisogno i produttori di vendere che noi di acquistare.
Come faranno a resistere a cotante credenziali?
Come si possa esercitare il potere della domanda? Beh, intanto riuscendo ad usare, con adeguate strategie di azione, le nostre prerogative: il TEMPO, l’ATTENZIONE.
Disponiamo inoltre di un ampio spettro di azione nel gestire la pratica dell’acquisto: dalla prodigalità all’avarizia, che dobbiamo saper dosare con opzioni tattiche per fornire MISURA all’azione. Recuperare il valore del denaro poi ne consente un uso più accorto e redditizio; opporre resistenza ai processi di fidelizzazione rimuove inerzie, dispone il cosa, come, quando, quanto acquistare; selezionare l’offerta consente di sottoporre a controllo la formazione dei prezzi – i Gruppi di Acquisto Solidali ci stanno provando – mitiga i processi inflattivi, si possono così trarre vantaggi per le nostre stressate finanze.
Insomma, per salvaguardare il potere di acquisto, abbiamo l’imprescindibile necessità di conquistare il POTERE della DOMANDA.
Mauro Artibani
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